{ mercoledì, 3 febbraio 2010 }

Abbracciamo Santa Lucia e la sua pineta:il Video

Il video della manifestazione “Abbracciamo Santa Lucia e la sua pineta” svoltasi a Santa Lucia il 13 dicembre 2009.

19 Commenti
  1. Annarita Punzo scrive:

    Ieri guardavo Genova dall’alto di un belvedere…di fronte a quello sterminato cemento, che tristemente rende grigio anche il mare su cui si specchia, ho pensato alla mia amata Santa Lucia, al verde della sua pineta, all’azzurro del suo mare…
    Oggigiorno, uno dei problemi che maggiormente affligge la società “civilizzata” e che incombe come un macigno è proprio quello dell’uso e dell’abuso della terra sulla quale abbiamo il privilegio di vivere. La cementificazione, cancro del pianeta e metastasi del nostro habitat, ci sta relegando in uno spazio sempre più angusto. Rattrista pertanto constatare che mentre in altre realtà si cercano soluzioni alternativa per dare (o restituire) spazi verdi e condizioni di vita accettabili, da noi accade che il primo pensiero di fronte ad un lembo di natura sia COSTRUIRE!!! Senza tener conto del pensiero di chi quel posto lo vive, senza tener conto del fattore umano, senza tener conto che così facendo stiamo tristemente tornando indietro….ALTRO CHE SOCIETA’ CIVILIZZATA!!!!

  2. Antonio Satta scrive:

    Andrea scrive: “io non ho mai messo in discussione la buonafede dell’amministrazione uscente ne mi sogno di pensarne un’altra al governo della municipalità che non lo sia”.

    Già, la buona fede!… Come Houdini da buon mago e illusionista creava l’illusione di un accadimento magico nella mente dello spettatore senza che la realtà fosse “realmente” alterata, così la buona fede nasconde la verità cedendo il passo al giustificazionismo o, tutt’al più, alla pietas…
    La buona fede è un privilegio grande, ma la menzogna la avvelena in un attimo…
    Più frequentemente esistono persone che compiono dei gesti e delle azioni e parimenti esiste quello che si può chiamare libero arbitrio e la consapevolezza di quello che si fa… delle conseguenze delle proprie azioni (almeno quando si parla del mondo degli adulti).
    La buona fede o meno andrebbe cercata… come fa il contadino quando separa loglio dal grano. Per questo – in linea di massima – a me piace cercare la buona fede in colui che in prima persona, sbagliando, paga il prezzo delle proprie azioni. A me cittadino che osservo (e subisco) l’andazzo del nostro Comune mi sembra che il prezzo più grande, in rapporto a chi amministra, lo stia pagando solo il paese. L’ho già detto: a chi a occhi per vedere, non sfuggirà il degrado diffuso che caratterizza l’intero territorio comunale.
    La buona fede dei nostri amministratori?… a chi piace misurare i fenomeni socio-economici con le grandezze della matematica pongo un quesito: il miglioramento della qualità della vita del singolo amministratore dal momento della sua elezioni è pari al miglioramento della qualità della vita del paese?
    … mumble mumble…
    … per me è inversamente proporzionale!

    ¡Tierra y Libertad!

  3. andrea cabras scrive:

    Non voglio discutere sul fattore tecnocratico dello sviluppo. Un intero filone dell’economia politica lo fa ampiamente analizzando la sub – ottimalità le scelte delle pubbliche amministrazioni, usando come assunto base la pretenziosa ipotesi secondo la quale i tecnici del bilancio economico impedirebbero, a svantaggio del benessere collettivo, la geniale creatività degli ingegneri: vero motore di un progresso scientifico impedito da troppi calcoli di convenienza.

    Nel caso del PUC di Siniscola un pò più di rigore nelle fasi di progettazione forse ci avrebbe evitato di spendere migliaia di euro inutili evitando nel contempo di riempire articoli sui giornali:

    http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24ore.com/Articolo.aspx?Data=20100316&Categ=25&Voce=2&IdArticolo=2441230

    Il PUC deve essere rivisto, su questo non ci piove. Come? I sani valori, la moralità, il rispetto per il bello, l’educazione civica e il desiderio di assolvere il mandato elettorale ricevuto con il voto dei cittadini é sicuramente la base per impostare un buon lavoro. Ma questo lo dò per scontato: io non ho mai messo in discussione la buonafede dell’amministrazione uscente ne mi sogno di pensarne un’altra al governo della municipalità che non lo sia.

    Il rappresentante del popolo deve curare gli interessi della comunità, come? Secondo il programma al quale ha aderito e che i cittadini informati hanno scelto come il più adatto per soddisfare i propri bisogni elettorali. Bisogni diversificati e stratificati fra loro, alcuni persino in rapporto conflittuale: nella politica come in natura le risorse sono scarse, e con questo occorre fare i sempre conti. Valorizzare le risorse scarse, in economia significa metterle a reddito perché fruttino nuova ricchezza. Il bel paesaggio delle coste del nostro comune é un bene scarso: come dobbiamo valorizzarlo? In matematica un rapporto fra due grandezze si dice sostenibile quando la relazione che le lega può essere mantenuta allo stesso livello di intensità indefinitamente nel tempo. Noi dovremmo mettere a rapporto reddito e paesaggio l’identità identità storica che esso rappresenta e la sua contemporaneità in un ottica di sostenibilità economica: ne troppo ne troppo poco. Altrimenti si fanno danni, irreparabili nel primo caso, riparabili ma costosi nel secondo caso.

    Il PUC realizza idee collegiali di razionalizzazione della prima risorsa scarsa con la quale dobbiamo confrontarci: L’estensione della terra. Avendo valutato la sua entità dobbiamo decidere quanta e quale impiegare per i nostri scopi e in regime di sostenibilità. Se sbagliamo invece che far del bene faremo del male. Per questo occorre fare bene i conti.

    Riguardo la scelta delle terre, i lavori preparatori del PUC ci dicono per esclusione QUALE: non gli arenili, non le pinete, non le zone a rischio idrogeologico, non le aree di interesse ambientale, non gli argini dei fiumi. Le scelte della politica invece dovrebbero indicarci QUANTO di ciò che rimane dopo le esclusioni consigliate anche dal buonsenso sia utile in termini di sostenibilità economica agli scopi dell’antropizzazione.
    In che MODO saranno impiegate invece é materia dei programmi politici elettorali fra i quali sceglieranno gli elettori: case, alberghi, villette, a schiera, grattacieli, agriturismi, palafitte.

    Se analizziamo gli errori commessi nel precedente processo di generazione e creazione del PUC, scopriamo che essi sono macroscopici:

    1) Aver inteso uno strumento di pianificazione urbanistica come uno strumento di crescita e sviluppo economico. Non lo é. Il Puc non é una manovra fiscale ne uno stimolo per l’investimento privato. Il tranello é svelato dal fatto che le determinazioni del PUC non garantiscono alcun diritto ai proprietari poiché non é detto ne scritto da nessuna parte che una cubatura zonale espressa oggi in termini nominali nei PUC accordi il diritto di vederla realizzata in toto o in parte senza una licenza e una concessione edilizia domani.

    2) Aver inteso uno strumento di pianificazione urbanistica come un modo per amministrare il potere politico a discapito del potere amministrativo é anche esso un grave errore. Il PUC non é un recinto dove rinchiudere tutti i desideri elettorali dei prossimi 30 anni, se così fosse gli studi sulla domanda dei consumatori e sulle nuove tendenze dei mercati turistici ed immobiliari sarebbero inutili sin d’ora.

    3) Avere scelto di estendere le previsioni urbanistiche oltre lo stretto necessario per il quale l’adozione dei PUC é stato reso obbligatorio dalla legge regionale n°8 2004 é un errore imperdonabile. Nella politica turistica come in quella delle attività reali la discrezionalità temporale delle scelte di investimento immobiliare premia. Il PUC invece é per sua natura un dinosauro pesante e miope che ingoia tutto ciò gli passa sotto il naso in una volta e poi muore per indigestione.

    Una ricetta per il nuovo PUC invece é questa: semplicità, velocità, massima circoscrizione possibile. Il ruolo del politico, in questo processo é solo uno: fare le veci della comunità nel monitoraggio della correttezza passaggi tecnici e procedurali e nella valutazione degli importi e dell’utilità delle relative parcelle e costi in bilancio a questo conseguenti secondo la diligenza del buon padre di famiglia. Niente di più, niente di meno di ciò che suggerisce il buonsenso. Mi permetto un consiglio ai politici: nessuno cada in tentazione, evitiamo una nuova sbornia di inutili promesse elettorali che nessuno potrà mantenere ne validare se non la Regione Sardegna in concerto con la soprintendenza del Ministero dell’Ambiente, Quanto a voi cittadini, non chiedete inutili favori elettorali: nessuno; neppure il più simpatico, potrà mantenere fede promesse basate su un Piano Urbanistico Comunale serio.

    Vota Antonio!

    http://www.youtube.com/watch?v=MtHSrtmP86o

  4. Antonio satta scrive:

    Hola Andrea, sebbene si sia solo in tre a parlarne, alla faccia dell’autocensura, continuiamo il discorso sui generis degli ultimi post….
    Una premessa: prima di rendere il nostro paese più vivibile dovremo auspicare a renderlo più vivo. Sarebbe una grave sfortuna pensare Siniscola e le sue frazioni in un ottica prettamente amministrativa! Un nuovo modello di sviluppo socio-economico presuppone anche un nuovo modo di “pensare” e “pensarsi” come comunità/collettività, poiché è vero solo parzialmente che “gli elettori conoscono i loro bisogni meglio di qualunque politico e che un programma di mandato comunale non é nulla di diverso da ciò che si aspettano leggendone un altro proposto da chiunque altro candidato, lista o partito tradizionale”. A parte che esiste tutta una corrente storica di antropologi, sociologi, psicologi sociali ed economisti, che direbbe che i bisogni “alla bisogna” il sistema (politico) li crea, mi preme sottolineare che l’elettore e il politico, il cittadino e l’amministratore, il militante e il delegato, sono esattamente la medaglia e il suo rovescio. Troppo facile condannare il politicante e assolvere chi per anni ne ha tenute in piedi le sorti. Sicuramente, nel mare della nostra società ci sono persone in buona fede, altre travolte dal senso di impotenza o indifferenza, ma altrettante ve ne sono che col clientelismo e la semplice parentela (il clan) reggono quel teatrino tanto detestato, che al bar si contesta e nell’urna si ratifica.
    Riguardo alle proposte lanciate… beh… sono sicuramente condivisibili, ma credo che più che la “monetizzazione” sia importante il “succo” delle stesse. Voglio dire… per me è centrale l’indirizzo “ideale” su cui si fonda un programma, non il burocratismo delle norme declinato in chiave politica. Non lo dico in tono polemico, ma negli ultimi vent’anni quest’ubriacatura tecnocratica – per cui è necessario saper fare di conto per “candidarsi” alla trasformazione e/o gestione dell’esistente – ha prodotto proprio quello che oggi noi contestiamo: una fucina di politici tanto preparati da un punto di vista “tecnico-normativo” quanto lascivi sotto il profilo umano. Basti pensare quante schifezze sono state benedette dal favore dei numeri; cioè, dalla copertura finanziaria!….. Come se i “numeri” avessero sempre ragione sulle idee e i propositi. O meglio, fossero ciò che determina l’essenza stessa delle cose, l’unico orizzonte possibile entro il quale si possa discutere. Passami la retorica, ma io voglio esplorare anche l’altra metà del cielo e non solo seguire l’ordine del giorno così come i nipotini inconsapevoli di Adam Smith – i tecno-politicanti di mestiere, per intendersi! – fanno e vorrebbero continuare a fare, imbrigliando le idee e la logica al freddo dato scientifico. Ritengo importante il “calcolo e la previsione monetaria” delle proposte, ma di più, precisare che cosa si sia propensi a fare a prescindere. Personalmente, premio il tentativo…. poi per far di conto esistono già i “tecnici” pagati dalla P.A.
    Ora… siccome, io alla scuola pitagorarica ho sempre preferito quella di Spartaco… in un programma elettorale mi basta che si prendano degli IMPEGNI CONCRETI rispetto a dei PRINCIPI CHIARI. Fermo restando il mio assenso a quanto da te scritto su ICI e dintorni, provo a formulare alcuni impegni-principi che mi piacerebbe vedere scritti nero su bianco: la completa rivoluzione dell’attuale PUC (con riscrittura di uno alternativo, pubblicizzata nei passaggi, trasparente e condivisa con il paese). Il recupero globale dell’intero arredo urbano quale priorità per la qualità della vita dei residenti e per l’educazione alla civiltà delle nuove generazioni. Il sostegno all’imprenditoria femminile e alla cooperazione. Maggiori risorse finanziarie ai servizi sociali e, soprattutto, politiche attive promosse dagli stessi per anziani, persone, famiglie. La creazione di aree verdi; cioè, comprensive di “verde”, panchine, pista ciclabile, cestini per l’immondizia, percorsi pedonali (dalle nostre parti questo va precisato!). Uno sviluppo del porto de La Caletta che garantisca tanto i diportisti quanto i pescatori e l’abbandono definitivo del mito del porto passeggeri. Il censimento, dei terreni agricoli e uso pascolo comunali e l’istituzione di un canone di affitto per chiunque voglia usufruirne. L’implementazione della filiera dei prodotti agro-alimentari locali, attraverso la messa a sistema del circuito con/tra agriturismi, bad and breakfast, ristorazione (parlando di “numeri”, si potrebbe cancellare l’ICI per uno o due anni a quegli esercizi commerciali aderenti al progetto). La presa di distanza dall’idea che il lavoro passa per la costruzione di mega complessi turistici. La tolleranza zero contro l’abusivismo, principalmente edilizio. La rimodulazione della gestione delle strutture e dei beni immobili comunali, vincolando i gestori a nuove assunzioni laddove, oltre al reddito, si produce profitto. La progettazione di spazi di socialità laici (strutture sportive, centri aggregazione, sale convegni-concerti). La promozione di attività culturali nel campo della musica, del teatro, dell’arte (si potrebbe iniziare fornendo spazi e strumenti adeguati).
    Tutto vago, si dirà… ma in controtendenza con quanto fatto e sentito prima e dopo le ultime campagne elettorali comunali… tutte incentrate sul metro cubo e i campi di calcio!… che poi a La Caletta è quindici anni che gli appassionati aspettano il campo sportivo!… sic!…

  5. andrea cabras scrive:

    Perdonate l’imprecisione del post di proposta sull’ICI. Volendo riferirmi ai criteri di determinazione di imposta dell’art. 6 commi 1 e 2 del D.Lgs. 504/92 – ho prolungato la piccola manovrina fiscale pensata per ridar lustro e respiro al nostro malandato ma bellissimo centro storico fino 5 anni invece che 3. Scusate molto, mi correggo.

    Ai Comuni é concesso determinare:

    “aliquote inferiori al 4 per mille (per un periodo non superiore a tre anni a decorrere dall’inizio dei lavori) per gli immobili inagibili o inabitabili o per gli immobili di interesse storico, localizzati nei centri storici sui quali vengono eseguiti interventi di recupero, ovvero volti alla realizzazione di autorimesse o posti auto.”

    http://www.dossier.net/guida/imposta02.htm

    Correggo la proposta precedente con aliquota ZERO e lascio valida l’ipotesi di proporre un’ulteriore riduzione in regime di deducibilità irpef collegata alla ristrutturazione di un immobile inagibile (rudere) in zona A a favore dei proprietari del medesimo.

    Vota Antonio.

  6. Giovanna Burgio scrive:

    no,al cemento!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!La natura fa parte di noi,e sarebbe molto triste tagliare i pini che ci hanno acompagnato da molti anni.pensate anche alle persone che l’anno piantati con molto amore.
    Saluti da Colonia(Germania).

  7. andrea cabras scrive:

    Non suicidiamoci annegando il buonsenso in nome di un rapido e friabile sviluppo economico:

    http://www.youtube.com/watch?v=mL4XBpEg97I&feature=related

  8. Annarita Punzo scrive:

    A quanto pare solo gli amministratori del comune di Siniscola sono controcorrente…
    http://www.ecoblog.it/post/10029/approvato-il-disegno-di-legge-per-listituzione-della-giornata-nazionale-degli-alberi

  9. andrea cabras scrive:

    Ok provo a farne una io:

    Zero ICI e deduzione sull’addizionale comunale IRPEF per 5 anni per quanti ristrutturano un rudere collocato in zona A per finalità abitative o di incremento dell’offerta ricettiva turistica: affittacamere, albergo diffuso, Bed and Breakfast, ove possibile.

    Secondo me sarebbe una cosa utile, anche se necessariamente occorre preventivamente verificare la copertura finanziaria della fiscalità generale sull’attivo in bilancio comunale per la corretta determinazione di entità del bando.

  10. andrea cabras scrive:

    Direi che prima di pensare alle persone, ai partiti come anche a veri, finti o presunti accordi elettorali la priorità di una lista civica sia la stesura di un programma. Visto che gli elettori conoscono i loro bisogni meglio di qualunque politico, un programma di mandato comunale non é nulla di diverso da ciò si aspettano leggendone un altro proposto da chiunque altro candidato, lista o partito tradizionale.

    Una lista civica oltre a tutto ciò deve avere un’anima riconoscibile e coerente, fortemente legata al territorio e formatasi apertamente col dialogo e la pratica della vita quotidiana nella comunità dove é generata ed ottiene sostegno. Le condizioni perché un’esperienza simile possa concretizzarsi in un progetto politico con i piedi per terra é che questo necessariamente poi sia:

    0) Sostenuto da un movimento d’opinione trasversale ai partiti tradizionali e propositivo di seri contenuti.

    1) Attinente i bisogni reali del territorio.

    2) Realistico nella proposta di soluzioni reali a problemi reali.

    3) Realizzabile nei suoi obbiettivi generali.

    4) Collegato per affinità di intenti ai livelli superiori dell’amministrazione provinciale, regionale, statale.

    5) Monetizzabile dal punto di vista dei costi, politici, sociali, economici.

    6) Finanziariamente coperto.

    7) Monitorabile costantemente fino alla sua piena realizzazione.

    Dopo avere specificato che il termine propositivo, esclude a priori quanti fanno crocchio solo per esercitarsi alla pubblica lamentela, aggiungo che i punti che propongo non sono esaustivi ne esclusivi. Lascio aperta la parentesi per eventuali aggiunte dichiarando che a parer mio allo stato attuale questo sito si trova al primo punto (0).

    Proposte per il territorio?

  11. Antonio Satta scrive:

    ….. “Chi resta a casa quando la battaglia comincia e lascia che gli altri combattano per la sua causa deve stare attento: perché chi non partecipa alla battaglia parteciperà alla disfatta. Neppure evita la battaglia chi la battaglia vuole evitare: perché combatterà per la causa del nemico chi per la propria causa non ha combattuto”(B. Brecht)…

    … vale a dire che ogni strumento è buono se la causa è giusta!….. Soprattutto se risulta essere un modo per non stare a casa e guardare il tempo che passa. Certamente una lista cosiddetta civica rappresenta uno dei modi attraverso il quale veicolare il proprio messaggio: si guadagna visibilità alle proprie idee e ci si contrappone al “nemico” giocando anche nel suo campo. Per quanto, negli ultimi anni non mi sia recato alle urne, non sono così autolesionista da teorizzare l’astensionismo di principio, legittimo ma discutibile, in quanto ritengo utile alla “causa” tutto ciò che serve a contrastare lo strapotere (o sarebbe meglio dire la strafottenza) di chi oggi amministra facendo tabula rasa di decenni di lotte fatte per conquistare il diritto dei cittadini a partecipare le proprie sorti.

    … il problema non è mai se costruire una lista o meno. Il problema semmai è la forma (il “come” farla e il “con chi farla”) e naturalmente la sostanza (il programma). A mio avviso, l’una non può prescindere l’altra, altrimenti si rischia di scivolare nel becero qualunquismo nel quale si rifugiano tutti i politicanti da strapazzo, che da Palermo a Bolzano, passando per la nostra Isola, scaldano le poltrone di una società corrotta e malata.

    Per questo domando: cosa si intende per “civica”?…

    Nota bene: la maggior parte dei partiti di potere, nei comuni, conquista il potere con le liste civiche.

    Comunque rispondo al tuo quesito, Andrea: se per civica si intende una lista senza rappresentanti ufficiali dei partiti ufficiali, composta da persone tanto disinteressate quanto barricadere, che non siano mai state colluse direttamente con precedenti amministrazioni e con l’attuale “classe politica dirigente locale” (ah,ah,ah!) apertamente schierate su posizioni di sviluppo sostenibile (per non dire decrescita) antirazziste (vedi il problema estivo dei “bancarellai” a La Caletta e S. Lucia) promotrici di un programma sociale ed economico fatto di punti reali e non fatui miraggi di gloria… beh… in assoluto, “la mia posizione non esclude la possibilità di pensare ad una lista civica con un suo programma votato allo sviluppo sostenibile per le prossime elezioni amministrative comunali”.

    … insomma, quando si è realisti, ma si esige l’impossibile, si può fare tutto!

    saluti

  12. gianfranco meloni scrive:

    OGNI QUALVOLTA cerchiamo di fare analisi in funzione dello sviluppo territoriale e turistico e facciamo valutazioni, esprimendo giudizi e facendo proposte, non possiamo esulare dal considerare il substrato socio economico nel quale cerchiamo di operare:

    Il modus operandi della classe politica Siniscolese si é basato principalmente sul cercare di trovare soluzioni immediate alle richieste occupazionali dei propri elettori.

    Vengono alla mente i tempi in cui a Sa Petra Ruia si costruivano case abusive a lume di lampadina e senza un qualsiasi progetto……si viveva con il tacito accordo del “fai tu che faccio anche io” senza prendere in considerazione un qualsiasi modello adattabile alle reali esigenze di una zona turistica.

    Di tutto qusto malaffare io credo che i politici fossero i primi responsabili.

    Tutto questo ha creato un evidente squilibrio nello sviluppo armonico di una territorio dove si privilegiava la quantita’ alla qualita’…..insomma dal nulla era nata una societa’ di muratori, tutti occupati, alcuni passati dalla pastorizia all’edilizia, molti improvvisati per neccessita’ e seguito da una moltitudine di maestranze.

    L’ attivita artigianale della lavorazione del ferro é andata via via decadendo perche’ in questa foga del velocizzare le attivita’ edilizie, carenti dal punto di vista qualitativo-estetico, si é preferito acquistare i prodotti semilavorati dall’estero.
    La lavorazione dell’argilla e la fabbrica dei laterizi é stata chiusa.

    Contemporaneamente questo sviluppo squilibrato nel tempo ha portato all’abbandono quasi totale dell’agricoltura,
    con le conseguenze che tutti vediamo guardando il listino prezzi dei verdurai e dei grossisti dei mangimi.

    Un esercito di muratori che hanno cementificato tutto il possibile adesso si trova senza lavoro e senza un altro lavoro perche’ il mercato della grande distribuzione nel frattempo ha conquistato quella parte che prima veniva occupata da loro.

    Questo esercito con la cazzuola in mano non partecipa ai dibattiti del forum, non dice la sua, non valuta, non contesta, non fa autocritica costruttiva……..in gran parte vive ancora nel sogno di un altro Eldorado cementizio…
    …bisogna che considerare seriamente che per molti sara’ d’obbligo il riciclo e la ricerca di altre opportunita lavorative.
    Non sara’ la costruzione di un paio di alberghi e il sacrificio di una pineta a modificare questa tendenza.

    COSTRUIRE CONSENSO
    in questo caso vuol dire anche convincersi e convincere i piu’ scettici che un’altra strada é possibile e che questa strada non puo’ esulare da una proposta progettuale che veda al primo posto la qualita’ sulla quantita’, la rivalutazione e il rilancio sul mercato interno e esterno dei prodotti agricoli e delle specialita’ che ci contraddistinguono, il miglioramento di quelle attivita’ turistiche radicate nel nostro territorio quali l’albergo diffuso, i servizi, la ristorazione.
    Tutto cio’ che stiamo proponendo inizia a prendere forma concreta anche attraverso gli interventi di alto livello che ultimamente stanno comparendo su questo forum e che piu’ di quanto abbia fatto io tracciano metodi e orizzonti.

    Le proposte di Antonio sintetizzata in una frase:
    lanciare il cuore oltre l’ostacolo, portare la contestazione e la gente laddove é la radice del problema, giu’ sotto il Palazzo e sino all’ultima delle sue stanze.

    Quella di Andrea che arriva a proporre la creazione di una lista civica con un programma votato allo sviluppo sostenibile per le prossime comunali, o anche quelle di Antonello……

    Sono per me ORO COLATO….

  13. andrea cabras scrive:

    La tua proposta esculde la possibilità di pensare ad una lista civica con un suo programma votato allo sviluppo sostenibile per le prossime elezioni amministrative comunali?

  14. Silveria Nolasco scrive:

    Non ci sono commenti. Sono dispiaciuta. mi auguro che la vicenda si concluda nel miglior modo possibile per tutti.

  15. Silveria Nolasco scrive:

    Non posso pensare che Santa Lucia sia cementificata. Vado in quello splendido posto da quasi 20 anni!!!Mi dà pace, serenità. Le sue pinete sono stupende non distruggetele. Sapere che la mia estate è a Santa Lucia riempie il mio cuore tutto l’anno, non distruggete quell’oasi di bellezza per puri interessi economici o altro!La Sardegna, la sua gente è di una bellezza incommensurabile. Lasciatela stare! DaPisa un accorato appello a chi vuole cambiare un Paradiso sulla terra.

  16. Antonio Satta scrive:

    Nei miei due precedenti interventi mi son limitato ad esprimere il mio punto di vista senza palesare alcunché da un punto di vista pratico. Se l’ho fatto non è per pudore, ma solo per non apparire come l’ultimo dei neofiti che si erge a primo della classe. Però, raccolgo l’invito di Andrea e dico la mia….. su come personalmente intendo si possa “animare e promuovere ulteriormente il dibattito sul circondario del centro da noi tanto amato”.

    Convengo sul merito della questione e sul senso dell’osservazione di Andrea… intendendo con questo il fatto che alle riflessioni debba necessariamente seguire una proposta che faccia camminare sui piedi ciò che si ha nella testa. Altrimenti, tra tanta indignazione, firme e solidarismo, si corre il rischio che la pineta venga sacrificata agli alberghi prima che il gallo abbia cantato tre volte. Ritengo però che buona prassi sarebbe “scontrarsi” sul terreno nel quale germogliano les fleurs du mal del PUC e dei suoi derivati: quello nel quale seminare le idee e le proposte di un modello alternativo di sviluppo socio-economico del territorio compatibile con le caratteristiche dello stesso.

    Ovviamente, se parlo di politica, ne parlo nella sua accezione più alta e non certo poltroniero partitica. In assoluto, non bisogna per forza costituire un partito o candidarsi, per levare forte la propria voce. Neanche bisogna avere paura dei cosiddetti tentativi di “strumentalizzazione della Causa”: chi non vuol essere strumentalizzato non si strumentalizza! Semplicemente, si deve COSTRUIRE CONSENSO intorno al tema in questione, farlo partendo “dal basso” e farlo per essere in grado di condizionare le scelte di chi ha il potere di decidere, anche quando suo malgrado vorrebbe decidere altro. Si tratta di ribaltare la loro logica – di quelli che governano – e verificare nella società l’effettiva consistenza della propria.

    La costruzione di un consenso reale diffuso, in questioni di carattere e interesse collettivo, è la premessa necessaria per la vittoria di una battaglia. La storia dei nostri paesi è piena di piccoli ma significativi esempi: Pratobello ieri, Decimoputzu oggi. Poi, se guadiamo il Tirreno, la Val di Susa rappresenta appieno ciò che intendo dire: la capacità, la determinazione, l’unità popolare che si erge a difesa del proprio territorio e che supera di gran lunga il tatticismo della politica dei sé e dei ma.

    Un primo passo, come è stato fatto nel caso di S. Lucia, è la controinformazione “socializzata”, ma bisogna dare gambe alle tante firme e attestati di solidarietà raccolti attraverso dibattiti ed assemblee pubbliche, manifestazioni e controproposte che diano fisicità ai proclami e alla protesta. Ed è questa la mia proposta:
    lanciare il cuore oltre l’ostacolo e portare la contestazione e la gente laddove è la radice del problema: giù sotto il Palazzo e su fino all’ultima delle sue stanze.

    Ancora una volta, un saluto

  17. antonello manca scrive:

    La proposta di Andrea Cabras mi sembra crtamente valida e interessante sopratutto se legata allo sviluppo territoriale e turistico che produrrebbe.
    E anche, perchè no, per far capire a chianccora non vuole ed è sordo su certi argomenti che anche due piccoli borghi, se schierati su un unico fronte, potrebbero avere un peso politico non indifferente.

  18. andrea cabras scrive:

    La discussione su Santa Lucia giace, quindi per animare e promuovere ulteriormente il dibattito sul circondario del centro da noi tanto amato, vi domando se accordereste fiducia a questa mia proposta per lo sviluppo urbanistico ed amministrativo del nostro paese. La proposta che avanzo alla giunta comunale e ai cittadini lettori di questo spazio di confronto é la seguente: secondo il dettato della Legge n.1228 del 24.12.1954, all’Art. 9, sareste favorevoli a dichiarare, Sa Petra Ruja FRAZIONE AMMINISTRATIVA a se stante del Comune di Siniscola?

    Questa operazione di sistemazione territoriale delle autonomie e competenze amministrative, se resa possibile, porterebbe indubbi vantaggi alla popolazione residente e alla vocazione turistica dell’intero ambito comunale. I cittadini residenti avrebbero sicuramente più diritti e il bilancio comunale ne avrebbe giovamento perché potrebbe finalmente attingere dal trasferimento specifici fondi dedicati alla ristrutturazione del nuovo polo turistico. Non intendo assolutamente spostare la discussione dai problemi del borgo altrove, ma già che si parlava di trasferimenti – conversione di attività turistiche e permute, trovo attinente proporre al dialogo politico ma apartitico dell’area commenti, questa ulteriore riflessione.

  19. Grande momento!

    Ne ho riportato un accresciuto amore per il mio polmone verde e una più attenta sensibilità alla sua salute.

    Francesco

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