{ giovedì, 29 ottobre 2009 }

Buongiorno Regione del 27 Ottobre 2009

Buongiorno Regione - Pineta in Pericolo
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La puntata di Buongiorno Regione, rubrica del Tg3 regionale Rai del 27 ottobre 2009, con l’intervista al Comitato Salviamo Santa Lucia, chiamato ad esporre le sue motivazioni sulla protesta contro la realizzazione delle strutture alberghiere dentro la pineta del borgo costiero, prevista dal PUC (Piano Urbanistico Comunale) approvato dal Comune di Siniscola. Oltre al Comitato Salviamo Santa Lucia, viene intervistata l’amministrazione comunale rappresentata dal Sindaco.

48 Commenti
  1. andrea cabras scrive:

    La stima del danno erariale consiste nella monetizzazione economica della responsabilità amministrativa contabile degli ammistratori di Ente pubblico che abbia sofferto un danno e emergente o un lucro cessante. Nel caso in cui nei procedimenti sottoposti a valutazione sia rilevabile l’illegittimità delle azioni che la determinano, questa generalmente costituisce un’aggravante e non sempre la causa principale del danno.

    Esistono cause e condanne passate in giudicato presso il tribunale amministrativo della Corte dei Conti, che non contemplano questa aggravante poiché per dar corso al procedimento al minimo é sufficiente la dimostrazione economica del danno. Un esempio famoso nella sessione Lombardia, fù la condanna di alcuni membri dell’Ente pubblico al pagamento di multe da circa 50.000 euro ciascuno per aver abbandonato temporanemente la procedura di concessione di alcuni parcheggi perfettamente a norma dal punto di vista archittettonico ed ingegneristico. In quella sede poco importava l’attinenza al bel progetto di quel bene pubblico, se fosse a norma o meno con la normativa ambientale e del paesaggio, ciò che alla Corte dei Conti premeva era monetizzare il danno per la mancata concessione nei tempi previsti.

    Anche l’illogicità economica delle scelte adottate dagli amministratori pubblici sono generiche concause classiche delle pronunce dei tribunali amministrativi. Studiando la materia e pensando al caso pratico di Santa Lucia 2 mi viene un dubbio: forse corriamo dei rischi? La valutazione del mancato lucro per l’Ente municipale, nel caso di Santa Lucia 2 potrebbe essere una conseguenza diretta della perdita di qualche stagione turistica nelle fasi di transizione fra le due attività economiche. La cosa é abbastanza normale; i cantieri pubblici chiudaono i lavori sempre oltre i tempi previsti: se si tratta di case scoccia, se invece sono imprese turistiche costa denaro.

    In questi casi si genera una forma di danno, il canone annuo di concessione farebbe da numerario del danno.

    Nel mio giudizio personale non vi sono forme di dolo o di colpa e non trovo difficoltà a riconoscere la buonafede delle motivazioni che sottendono le scelte del nostro Consiglio Comunale si vorrebbe rendere un servizio al paese.

    Nonostante ciò non comprendo l’originalità della logica economica che vuole far dipendere da una determinazione urbanistica l’interruzione dell’esercizio di una sana attività economica di tipo turistico per sostituirla sul medesimo lotto con un’altra nuova, differente e priva di avviamento economico. Personalmente ed umilmente parlando non mi pare che in piena crisi economica la si possa definire una scelta amministrativa prudente.

  2. gianfranco meloni w.w.w.irs.sr scrive:

    il piu’ bel albergo possibile
    per Andra Cabras
    Sottile l’ironia…..bellissime le foto di capo spartivento… e perche’ No!
    Il faro di capo comino potrebbe dare gli stessi servizi…il paesaggio non manca…..se questi beni tornassero proprieta’ del nostro comune e venissero concessi con regole precise….hotel a cinque stelle.
    Vorrei essere un giovane disoccupato coperattivizzato.
    (altra ironia)
    E non ci sono pini da tagliare!

  3. andrea cabras scrive:

    Basta anche alla critica distruttiva e maliziosa sull’operato della Amministrazione Comunale che con enorme sforzo riesce a realizzare a piccoli passi il benessere della nostra atrettanto piccola comunità.

    Non vi piacciono gli alberghi? Saprete anche che non basta solo criticare chi si impegna a volte sbagliando se si vuole vedere il cambiamento nel territorio .. insomma invece di stare a lamentarci sempre facciamo una critica propositiva. Diamoci una mossa ed aguzziamo l’ingegno per offrire una valida alternativa che possa dar sfogo dare sfogo altrove ed utilmente ad iniziative di edilizia turistica pubblica. Non a SAnta Lucia sia chiaro.

    Ad esempio: Vi andrebbe di Pernottare in un FARO durante le vostre vacanze di Natale? Impossibile dite? Non più .. da oggi è possibile con un semplice click:

    Fari della Sardegna

    Sarebbe possibile anche a Capo Comino … sempre siate disposti a portarvi il letto da casa:

    Faro di Capo Comino

    Insomma .. per ora è solo un’idea per impiegare bene la tredicesima .. A Chia questo servizio pubblico c’è. A Capo Comino potrebbe esserne affidata la gestione con compartecipazione comunale e canone zero ai giovani residenti disoccupati della piccola frazione dell’estremo oriente sardo.

    Che ne dite?

  4. andrea cabras scrive:

    Se dovessimo soffermarci a guardarci intorno ad osservare di quante e quali cose ha veramente bisogno Siniscola prima che uno o più alberghi pubblici, non basterebbero tre siti internet per terminare di farne l’elenco.

    L’idea di proporre edilizia pubblica per scopi turisti poi é anacronistica come lo é stata tutta la politica turistica siniscolese dagli anni ’60 in poi.

    Quando in Gallura costruivano gli alberghi, noi pensavamo ai campeggi, quando poi li facevano i residence noi buttavamo giù le baracche del lungo spiaggia, quando il comparto alberghiero sardo, San Teodoro e Budoni comprese annaspano in un mare nero e vischioso di debiti, noi abbiamo l’aspirazione di moltiplicare l’offerta alberghiera pubblica in un borgo di 100 animeme, assicurandoci di asfissiare subito e senza il beneficio del dubbio l’unica vera iniziativa privata alberghiera compresa nel progetto PUC facendogli “concorrenza puvbblica” .. Che dire cari concittadini?

    Vecchi nelle idee, anacronistici nei modi, antichi nei metodi, e noi vittime del solito paradossale antidiluvianesimo di una politica che sembra aggiornare il tasto del copia incolla sempre con venti anni di ritardo? Fate voi.

    Ma a quali alberghi d’Egitto a 4 stelle dovremmo pensare? A Siniscola e la Caletta mancano i tombini come gli scoli separati di acque nere e bianche, l’ illuminazione pubblica nel centro storico, i manciapiedi sono foreste di pali innocenti messi qui e li senza senso altro che barriere archittettoniche. Sa petra Ruja poi pare perennemente alluvionata nonostante viga l’imposizione dell’Ici. Sul lato destro della strada all’uscita di La Caletta, dal rifornitore Tamoil fino a Pittalis .. si incontrano dolo 2 tombini per lo scolo delle acque, nelle traverse dell’isolato a sinistra non ve ne sono proprio e quando piove nelle primavere si formano tanti giocondi torrentelli di montagna ove si riproducono gli stoccafissi. L’anno scorso in quel povero rione residenziale ci abbiam fatto la Via crucis con gli stivali di gomma .. che vergogna! C’ero mica solo io sapete?

    Albeghi pubblici? Per favore poggiamo i piedi per terra, sperando che non piova.

  5. gianfranco meloni w.w.w.irs.sr scrive:

    Con questo non intendo dire che a SINISCOLA non deve sorgere un albergo anzi attraverso queste pagine ne voglio denunciare la mancanza.
    Siniscola, paese scomparso. Non piu’ turisti e neanche luogo dove alloggiarli.
    Paese invivibile a piedi. Si contano piu’ auto che persone.
    La via Sassari una volta era il cuore del centro storico pieno di attivita’ commerciali che adesso hanno quasi tutte chiuso i battenti.
    Ci sarebbe da prenderlo a esempio per scrivere un trattato sulla cattiva amministrazione……..

  6. gianfranco meloni scrive:

    SINTESI DELLA SINTESI

    Finalmente il Dott. Andrea Cabras ci da la possibilita’ di capire in modo chiaro e semplice, il suo pensiero. Usare senza consumare, utilizzare senza deturpare, senza soffocare,
    senza opprimere il territorio.
    Pensiero nel quale è racchiusa l’idea di base di tutti quanti hanno a cuore la salvezza della pineta di S. lucia.
    .
    Questo concetto è valido anche per tutto il resto del bene-natura.
    Non è stato sempre cosi’:
    purtroppo il nostro territorio Thiniscolesu, in altri tempi (150 anni fa) totalmente ricoperto da alberi plurisecolari di quercia venne depredato per fare le regie traversine della ferrovia italica.
    .Non dobbiamo rifare gli stessi errori!
    Attraverso vari esempi che non intendo ripetere nuovamente si puo’ dimostrabile che è possibile creare una rendita simile senza ribaltare totalmente la storia urbanistica del borgo.

    Andare a dire che il cemento portera’ progresso e posti di lavoro non è serio.
    Poi trovo veramente poco onesto il cercare di sfruttare il sentimento campanilistico-popolare tendente a confrontare lo sfruttamento del territorio di Thiniscole con quello di Budoni e San Teodoro.
    E dalli:
    LORO HANNO I RESIDENCE E NOI NO!!
    Ebbe? e con questo?
    Ci si dimentica che si parla di paesi molto piccoli, situati vicino al mare con tanto territorio privato e comunque dopo due o tre mesi totalmente spopolati.
    Un benessere effimero! e quasi totalmente in mano a SOCIETA’ che non reinvestono in sardegna i loro profitti!
    POI VORREI SAPERE… quanti sono i produttori ortofrutticoli sardi che li riforniscono…..ecc.
    Quanti gli alimentari e cosi’ via.

  7. andrea cabras scrive:

    Sintesi. Se devo convertire un’attività economica, anzitutto devo preoccuparmi di assicurarmi di ottenere con la nuova lo stesso ammontare di ricavi. Avendo tale certezza se nella valutazione dei costi, mi rendo conto che a causa degli alti costi di investimento che dovrò sopportare per metterla in funzione, il profitto che ricaverò con la nuova sarà inferiore alla esistente che vorrei convertire .. senza pensarci un minuto in più, prima butto nel cestito il mio progetto maldestro, poi stendo l’amaca fra due pini quindi mi riposo beatamente in attesa dell’ estate quando guadagnerò gli stessi soldi dell’anno prima senza impiegare inutilmente ed affannosamente i miei euro in un progetto economico sconveniente ed anti-ambientalista. Così farebbe qualsiasi buon padre di famiglia.

    A parità di ricavo infatti é sempre sconveniente condurre un’attività economica con alti costi fissi ed identici costi variabili. Con meno costi fissi si guadagna flessibilità nell’offerta. Se due tende sostituiscono col medesimo ricavo un bungalow e questo a sua volta quattro posti in un albergo di cementoarmato .. é chiaro che a parità di ricavo due tende hanno costi fissi nulli, il bungalow costi fissi medi, il cemento armato alti costi e rigidità implicite. Allora il margine di profitto ricavabile da due tende sarà sempre più alto degli equivalenti quattro posti letto in un albergo di cemento armato: caeteris paribus. Le tende convengono più permettono un’aofferta turistica più felssibile ed hanno un impatto ambientale inferiore. Allo stesso modo i bungalow se presentano forme di rigità sono tuttavia più convenienti e meno impattanti del cemento armato. Dove stiamo andando a parare?

    Riguardo la domanda posta da Caterina Floris: si può proporre la conversione o meno del camping Le Ginestre verso un albergo, ricordandosi sin d’ora che rimetterlo in piedi come camping comunale costerà meno e sarà più rapido di qualsiasi trasformazione in “Hotel pubblico”. La storia economica del luogo insegna: all’ingresso di La Caletta c’é già un ostello pubblico abbandonato da anni: si metta prima in funzione quello e lo si conceda con un bando pubblico … oppure lo si demolisca definitivamente se si pensa di non poterlo collaudare. Il suo attuale stato di abbandono é una vergogna per la vocazione turistica dei nostri bei luoghi.

  8. Sono lietissimo che il Sig. Andrea Cabras abbia aperto una discussione sul Forum con autorevoli argomentazioni corredati di dati ma con sintesi leggibili.

    Andiamo a consultare il Forum, è un luogo di confronto da cui si traggono spunti utilissimi.

    E’ anche un modo per essere più preparati, più forti, più uniti, più sicuri.

    Francesco Carzedda

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