{ martedì, 29 settembre 2015 }

Dopo questo piano di dequalificazione nulla si è salvato se non gli abusi

turre-soggettiva

Sull’ultimazione dei lavori nel borgo marino è intervenuto il Comitato “Salviamo Santa Lucia”  con una propria analisi in riferimento a quello che il gruppo ha definito «piano di dequalificazione del luogo».
Nelle parole del Comitato, Santa Lucia «è stata annientata da un progetto già sbagliato in origine e peggiorato ulteriormente durante l’esecuzione», «deprivata della sua storia» con «brutture architettoniche concepite, senza alcuna mediazione collettiva».
Dito puntato contro tecnici, amministratori comunali e «tutti quei cittadini che, invece di fornire supporto all’azione del Comitato Salviamo Santa Lucia, sostenevano che era meglio aspettare la fine dei lavori piuttosto che criticarli».
«L’esito del progetto – si legge nel comunicato diramato questa mattina – è davanti agli occhi di tutti: una immensa spianata di cemento, priva di verde. Gli alberi che abbellivano il lungomare divelti per lasciare spazio ad asfittiche piantine costrette a lottare per guadagnarsi un altro giorno di vita. Autobus bloccati nelle strade strette, obbligati a suonare incessantemente il clacson con la speranza che questo serva a liberare il passaggio. Per non parlare degli enormi tubi che deturpano il muro di contenimento riversando direttamente sugli arenili schifezze di ogni genere; di una illuminazione degna della peggiore zona industriale; dell’utilizzo di materiali il cui unico pregio è l’elevato costo di acquisto; di arredi urbani che rendono Santa Lucia del tutto simile ad un brutto cimitero; di una viabilità priva di qualunque senso logico. Eccoli i risultati di quella che chiamano riqualificazione: un mare avvelenato, presumibilmente da sostanze utilizzate durante l’esecuzione dei lavori; un divieto di balneazione seminascosto e un’ordinanza poco esplicita, che niente spiega sui motivi dell’avvelenamento e sul tipo di sostanze che inquinano il mare».
Il Comitato ha affermato che «niente si è salvato di Santa Lucia se non gli abusi che ancora costellano il paese». Questi ultimi, nelle parole degli attivisti, continuerebbero a sopravvivere nonostante le ordinanze che l’Amministrazione ha emesso «ma – si legge nella nota – ha omesso di eseguire».
«Intorno agli abusi – queste le conclusioni – un deserto di cemento inanimato, dove nessuno ha più voglia di passeggiare, mentre le criticità di Santa Lucia rimangono le stesse. Oggi più evidenti di ieri».

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