{ domenica, 4 ottobre 2009 }

Spunti di riflessione

San Francisco era inizialmente un borgo di pescatori prima di diventare una città; come Cannes e Taormina. E’ logico che ogni località sul mare sia nata per sostentarsi con la pesca, così come i borghi dell’interno lo facevano con l’agricoltura e l’allevamento. Successivamente è stato il commercio che ha favorito lo sviluppo delle città sul mare, che diventano in alcuni periodi storici città economicamente più ricche di quelle dell’interno. L’ultima trasformazione di questi centri costieri è stata causata dal turismo. L’Ottocento trasforma e sviluppa realtà sulla costa lungo tutto il litorale europeo. Con i nostri cronici ritardi anche in Sardegna si sviluppano piccoli centri balneari sino all’esplosione della Costa Smeralda che causa una reazione a catena su tutte le coste sarde, da nord a sud, particolarmente promosse da imprenditori non sardi. Dopo le miniere e le foreste la Sardegna diventa terra di conquista per il turismo. Club Mediterranèe, Forte Village, Porto Rotondo, Valtur…Con un ritardo cronico adesso anche Siniscola vuole recuperare il gap storico con le altre realtà turistiche e lo fa non a piccoli passi ma direttamente con la fondazione di un vero e proprio new village all’interno della frazione di S.Lucia: 4 hotel con 1500 posti letto, ossia un numero che ne raddoppierebbe la ricettività turistica. Logica la causa che spinge a tale scelta: attività che creerebbero nuovi posti di lavoro, stagionali, e, aumentando il numero dei turisti, maggiori entrate ai servizi commerciali esistenti. A quale prezzo?
Con il taglio di qualche decina di pini non ancora secolari. Sarebbe un sacrificio compensato da una rivitalizzazione del borgo ed un allineamento ad altre realtà turistiche costiere più sviluppate. Globalizzazione del turismo dettata più che dall’effettivo desiderio di benessere dall’emulazione degli altri, all’inseguimento di miti che oltre il consumo portano ben poco. E’ vero che si parla di soldi, ma vale la pena il sacrificio degli alberi che hanno sinora salvaguardato Santa Lucia dalla speculazione, dalle brutture urbanistiche e architettoniche? Il mio non è un discorso ambientalista o protezionista, ma semplicemente propositivo per una riflessione a proposito. Non si può infatti stravolgere così radicalmente una realtà che ha una sua identità che ne fa un borgo amato, ricercato e invidiato. (l’altra faccia della medaglia è La Caletta). Sono infatti contrario totalmente alle ubicazioni prescelte per tali interventi senza tener conto di alternative che possono valorizzare S. Lucia senza il taglio di una parte della pineta e soprattutto senza congestionarla, violentando così la sua anima.
Gli alberghi previsti all’interno della borgata con i relativi servizi stravolgerebbero infatti l’attuale equilibrio tra alberi, case, strade e vuoti trasformandolo in una cementificazione contornata da quegli spazi su cui stazioneranno centinaia di auto.
Propongo pertanto che vengano analizzate alternative di sviluppo meno dolorose, ma che potrebbero potenziare la borgata senza una vera e propria destabilizzazione. Troppo semplicistica mi sembra questa pianificazione che non è il gioco del Monopoli con l’acquisto degli alberghi e la loro ubicazione ripartita qua e là. Lo sviluppo turistico di una qualsiasi località deve essere infatti sempre differenziato, proprio per il rispetto della propria peculiarità. E’ giusto aumentare la ricettività di Santa Lucia per permettere a chiunque di apprezzarne la tranquillità e il carattere, ma ciò va fatto salvaguardandola con la stessa sensibilità che sinora l’ha contraddistinta. Altrimenti non sarà più Santa Lucia di Siniscola ma l’ennesimo villaggio che vive due mesi all’anno. Ricordandoci che siamo nella fascia dei 300 metri e non possiamo equiparare S. Lucia ad Alghero o Cagliari dove si parla di zona A per i residenti e non per turisti. La pineta è stata per oltre 50 anni la protezione; sarebbe un errore eliminarla. Questo aspetto riguarda non solo la popolazione di Siniscola, ma anche tutti quei cittadini, residenti stagionali e non, che hanno sempre amato la semplicità e austerità della borgata. Non passiamo dal sonno all’incubo o meglio all’incremento spropositato delle cubature.
Non ignoriamo l’art. 9 della Costituzione italiana che dice che la Repubblica tutela il paesaggio; se ciò non è insito nelle menti di chi ci amministra è bene che sia sempre presente in noi cittadini.

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Quando ci si immette nell’ultimo bivio per Santa Lucia si tira un sospiro prima di immergersi nel viale che si chiude sempre più con i pini marittimi piantumati negli anni Trenta.
Qualche dosso creato dalla forza delle radici dei pini e degli eucaliptus ci invita a rallentare.
Dopo il primo camping, il primo manufatto che si incontra è un rudere, ossia una casupola che nell’infanzia era la “dogana” di S. Lucia. Diroccato da più di 50 anni. Finalmente si arriva al centro, dove si può abbandonare l’auto e raggiungere in alcuni minuti qualsiasi angolo: la spiaggia grande, la torre, i vari bar costellati attorno a quello storico di Agnese, la spiaggia delle barche. Tutti luoghi contornati e protetti dalla pineta. Nella passeggiata non possiamo certo essere attratti dall’architettura. Esclusa l’austera chiesetta e la modesta torre siamo infatti preda di un’edilizia disorganica, sovrapposta da tanti stili e materiali. Quasi un abaco di disomogeneità urbanistica e di materiali da non usare: l’onnipresente alluminio, causa del degrado di tanti centri storici, case prive di intonaco, di tamponatura e talvolta anche del tetto, in totale abbandono. Una su tutte spicca con il rosso dei mattoni privi di intonaco e tinteggiatura. Ma vi sono anche esempi di architettura finita degli anni Sessanta che offendono la torre aragonese. Senza dimenticare l’arredo urbano: una colata di mattoni pieni corrosi dalla salsedine ed un parapetto massiccio che impedisce la vista del mare, un tempo visibile grazie ad una muratura alternata da una ringhiera metallica. Ma ciò non vuol dire un paese degradato, ma al contrario paese autentico che ha trasformato l’originale fisionomia di borgo di pescatori a borgo turistico ad origine controllata. Ossia grazie alla Pineta è stato risparmiato l’effetto domino post Costa Smeralda, ossia la moltiplicazione di seconde case e villaggi da usare tra luglio e agosto. Veri paesi fantasmi. S. Lucia ha evitato questo fenomeno in quanto la proporzione tra abitanti residenti e stagionali è minima. Solo i 2 campeggi permettono in estate, in simbiosi con i pini, cioè rispettandoli, l’afflusso di migliaia di turisti, estasiati dall’autenticità del sito. Infatti seppur priva di omogeneità, “congruità” dei materiali e uniformità dello skyline. S. Lucia appare come qualcosa di naturale, semplice e genuino. Attributi dimenticati o calpestati che hanno permesso la cementificazione di vari tratti di costa, alterando irreversibilmente alcuni siti. Non dobbiamo essere timorosi ad usare questo termine, ma quando violiamo un luogo che vive 12 mesi all’anno, lo abbattiamo per sostituirlo con qualcosa che vive solo 2 mesi all’anno, allora stiamo distruggendo qualcosa che ha caratterizzato S. Lucia per 75 anni e che adesso spetta a noi proteggere. Attenzione alla “riqualificazione integrale, per garantire accessibilità, fruibilità, adeguata dotazione di servizi e qualità urbana e ambientale”. Attenzione al “privilegiare le sistemazioni che valorizzino l’ambiente naturale e il paesaggio”. Attenzione alla ”riconversione dell’attività esistente (campeggio Mandragola) in attività alberghiera.
Sono del parere che la prima riqualificazione da attuare sia quella dei politici e dei tecnici che devono pianificare e salvaguardare i beni di tutti e tra questi la pineta di S. Lucia ne è l’anima.
Ricordando che quanto su scritto non è un appello al non costruire, ma al come costruire. L’obbiettivo dell’aumento dell’offerta turistica è possibile anche in altre zone limitrofe.

Domenico Canu

20 Commenti
  1. lucia brazzale scrive:

    Frequentando da anni i vostri posti posso dire che il comune di Siniscola avrebbe molto da fare a riqualificare sia Siniscola che la Caletta, e riqualificare non significa cementificare. Purtroppo ogni anno che passa, anzichè migliorare l’esistente, si aumenta il numero di edifici. Quando si riuscirà a capire che la vera ricchezza per il futuro (nostro ma soprattutto delle generazioni a venire) è nel miglioramento dell’esistente e non del svilimento?

  2. Antonella Tocco scrive:

    Nelle parole di Antonello Manca leggo un grande amore per Santa Lucia, ma anche un profondo rispetto per i suoi abitanti. Per questo gli sono grata, oltre che per il suo impegno al nostro fianco fin dal primo momento.
    Il 13 Dicembre è stato commovente vedere tante persone, venute anche da lontano nonostante la pioggia, partecipare alla manifestazione a difesa di Santa Lucia e della sua pineta.
    Ed è stato commovente leggere i messaggi appesi agli alberi arrivati al sito da tutto il mondo.

    Santa Lucia per me è tante cose… molte delle quali non si possono esprimere con le parole.

    Grazie a tutti coloro che c’erano.

  3. gianfranco meloni w.w.w.irs.sr scrive:

    Non é la prima volta che il Dottor Alessandro Bianchi interviene in
    difesa del nostro territorio.
    Ricordo bene quando parlo’ contro il proggetto di un megainceneritore da realizzare a Ottana, commissionato e fortemente voluto dalla giunta Soru.
    Per il dottore-Amministratore, una posizione scomoda , perche’ anche allora doveva esprimersi contro le scelte scellerate dei suoi stessi compagni di partito.
    Ho ancora ben presenti gli sguardi e le espressioni nervose quasi litigiose dell’allora assessore Morittu e del Presidente Renato Soru, quando a Ottana incontrarono gli oppositori tra i quali, in prima fila vi era anche allora il movimento indipendentista iRS, tutti contrari a quel proggetto che doveva servire a bruciare la spazzatura di mezza Italia e a completare l’inquinamento di quella pianura gia’ compromessa.
    Altro che raccolta differenziata, un inceneritore che per i 30 anni seguenti doveva bruciare un po di tutte le schifezze terrestri.
    Anche in quella occasione vennero registrati gli interventi ambivalenti di Legambiente e del loro partito guida; contrari alla sua costruzione a Ottana, perche’ gia’ intossicata ma favorevoli alla sua costruzione qualche km piu’ in la.
    Ancora una volta il nostro caro dott. Bianchi si trova da solo a rifiutare e denunciare le scelte dei suoi compagni.
    Questa volta si tratta di Santa Lucia.
    Speriamo che le sue parole ottengano l’effetto desiderato:
    convincere la giunta comunale a ridiscutere il PUC.

  4. Antonella Tocco scrive:

    Il comitato spontaneo Salviamo Santa Lucia ha sollevato, evidentemente, un caso scomodo, come dimostra il silenzio intorno allo scempio che si vuole fare della frazione.
    E’ in questo contesto di silenzi che apprezzo, ancor di più, l’intervento dell’amministratore del PD di Nuoro Alessandro Bianchi (vedi rassegna stampa) e del suo “… mi pare doveroso intervenire sulla questione che appassiona e preoccupa chi ha a cuore il destino del vecchio borgo di Santa Lucia…”.
    Io ho a cuore il destino del borgo e sento il dovere di continuare questa battaglia di civiltà;
    il dovere di continuare a rompere questo silenzio.

  5. Antonella Tocco scrive:

    Leggendo le bellissime parole di Giancarlo Benedetti mi sono ricordata di un episodio che mi ha raccontato mio padre.
    Dopo una notte di lavoro, approdato nella “spiaggia delle barche”, aveva legato una tartaruga ad una cima, sarebbe tornato più tardi a riprenderla. Al suo ritorno la tartaruga non c’era più: Giancarlo l’aveva liberata e cercava di spiegargli il motivo del suo gesto e che comunque era disposto a pagargliela. Mio padre era molto arrabbiato, quello era il pane per i suoi figli. Quel giorno tornò a casa deluso e più stanco del solito.
    Solo molto tempo dopo mio padre ha capito quanto fosse lungo lo sguardo di quell’uomo.

  6. andrea cabras scrive:

    Dimostriamolo. La differenza economica essenziale fra i due camping comunali é discutibile in termini economici osservando il loro avviamento, ossia la loro capacità attuale di produrre reddito. Questa è positiva e determinata in La mandragola, mentre é nulla e determinabile per Le Ginestre. Possiamo comparare le due attività usando le ultime funzioni del consueto modello. Partiamo quindi dalla 24, usando le seguenti semplificazioni delle ipotesi 1,2,3 togliamo tutti i costi fissi e variabili per concentrarci solo sui MARGINI di RICAVO (al lordo dei costi), e risaliamo poi alle considerazioni finali osservando i risultai. Eliminando tutti costi dalla funzione di profitto, troviamo i ricavi. Per La mandragola essi saranno dati dalla scala ricettiva esistente in pieno impiego t* che moltiplica il prezzo medio pc di un giorno in camping a persona in alta stagione:

    24) R.M = (1+ b)t*pc

    Il coefficiente moltiplicativo (1+ b) è l’avviamento di la mandragola. Esso esprime la capacità del camping comunale attivo da circa 15 anni di produrre reddito come sopracento della probabilità b che il camping sia effettivamente pieno in alta stagione. Tale capacità dipende, dalla qualità dell’offerta, dalla fidelizzazione della clientela e da una serie di habitus dei consumatoti di vacanze in la mandragola che riguardano la loro specifica preferenza a passare li le loro vacanze in camping e non altrove. Allo stesso modo il Ricavo di Le Ginestre sarebbe dato da:

    27) R.G = (1+ f)j*pg

    Il coefficiente moltiplicativo (1+ f) è l’avviamento di Le ginestre, f la possibilità che si riempia in piena stagione, occupando completamente sua scala dimensionale di pieno impiego j*. Le Ginestre è chiuso da 15 anni, per cui se lo aprissimo oggi f sarebbe prossimo allo zero. Sostituiamo f = 0 ottenendo la seguente:

    28) R.G = j*pg

    Semplifichiamo i calcoli con due ipotesi semplificative:
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    HP:3) Possiamo approssimare il prezzo medio di alta stagione pg di Le Ginestre a quello di la mandragola: circa 36 euro.:

    HP:3) pg = pc
    ______________________________________________________
    HP:4) Le Ginestre è chiuso da tanti anni e non ha quindi una scala dimensionale certa. Supponiamo allora che Le Ginestre abbia la stessa capacità ricettiva di pieno impiego di la mandragola ossia:

    HP:4) j*= t* .

    Compariamo i ricavi dei due alberghi per evidenziarne il differenziale. Con pg = pc ; j*= t*; avrò:

    29) ΔR = R.M – R.G = (1+ b)t*pc – j*pg = t*pc + bt*pc – j*pg = t*pc + bt*pc – t*pc

    Applichiamo le ipotesi 3,4, ed otteniamo il RISULTATO:
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    30) ΔR = bt*pc con b: probabilità reddito di la mandragola compreso fra 0 e1.
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    La 30 significa che il differenziale di reddito fra i due Camping Comunali dipende positivamente dall’avviamento di la mandragola. Per cui dovendo scegliere quale fra i due convertire la scelta sarà tanto meno conveniente quanto più il valore b sarà grande. Si noti poi come la 30 rappresenti effettivamente l’avviamento di la mandragola. Con b = 1 l’avviamento di la mandragola e massimo, con b=0 invece è minimo.
    SE b fosse zero allora date le ipotesi 2,4 saremmo in un regime di INDIFFERENZA: ovvero scegliere fra la Mandragola o le Ginestre sarebbe un puro esercizio politico o di opinione. Dato però che b è sicuramente maggiore di zero: lo dimostrano le presenze annuali in La mandragola .. Allora chiudiamo i calcoli affermando la soluzione:

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    A PARITA’ DI DANNO AMBIANTENTALE, LA FUNZIONE DI RICAVO AFFERMA CHE E’ IN TERMINI ECONOMICI E’ SEMPRE PIU’ CONVENIENTE CONVERTIRE IN HOTEL LE GINESTRE PIUTTOSTO CHE LA MANDRAGOLA.
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    Il calcolo SME DI CONVERSIONE DI LE GINESTRE sarebbe semplice se conoscessimo almeno la sua capacità ricettiva presunta di pieno impiego e la qualità dell’hotel in cui sarebbe convertita (3,4,5 stelle?). Chiaramente se essa equivale quella di La Mandragola allora il modello restuirà lo stesso ammontare di SME: 2200 posti.

  7. caterina floris scrive:

    All’interno della pineta che si estende da Santa Lucia fino a Sa Ena ‘e sa chita a sud della costa credo per circa 4 km. o forse qualcosa di più, vi sono ubicati altri 2 campeggi. Uno è privato (Cala Pineta) e l’altro è un campeggio comunale. Secondo il PUC in tutte e due i campeggi sono previste riqualificazioni e la possibilità della creazione di STRUTTURE ricettive ALBERGHIERE. Vorrei chiedere ad Andrea Cabras se ha la possibilità di fare diciamo una indagine sulla perdita economica per il comune riferita al campeggio Le Ginestre, chiuso da forse 10/15 anni.
    Grazie

  8. andrea cabras scrive:

    DOCUMENTO di LEGAMBIENTE, si legge: “da rivedere alcuni degli interventi previsti a S. Lucia”. Non resta ci che scoprire quali. Leggendo le considerazioni Legambiente sul PUC, si capisce come e quanto l’unico vero danno economico-ambientale da scongiurare sia SANTA LUCIA2: laggiù sull’arenile taglieranno i pini e sarà invasa la duna pubblica. L’edificazione dei restanti alberghi, causa impraticabilità, sconvenienza economico – finanziaria, vincoli edili, riferite pronunce ministeriali, forti convenzioni sociali, contestazioni, é sconveniente, improbabile e poco credibile. La legislazione ambientale e il PPR difendono dune, foreste ed arenili: il nostro PUC, invece li mette a rischio con il progetto Santa Lucia 2. Questo progetto è pericoloso perché coniuga all’inutile conversione economica di un camping comunale a impatto paesaggistico zero un visibile danno ambientale. Santa Lucia2 determinerà quindi una dannosa diseconomia di scala economico – ambientale per tutto il circondario, che può essere riepilogabile in tre sottoeffetti negativi e concorrenti:

    1) Impiego di denaro pubblico e privato per un piano di investimento subottimale: la scala minima efficiente che consentirebbe a Santa Lucia 2 di sostituire con lo stesso margine di ricavo La Mandragola é 2200 posti letto: impossibile per le attuali determinazioni PUC. Essendo stati dichiarati 11000 metri cubi; sarebbero 5 metri cubi a testa, indicazioni poco a norma persino per l’allevamento suino. Conseguenza: il progetto alberghiero comparato con l’attività economica attualmente presente nel camping comunale parte in profondo ROSSO.

    2) Storno inutile di denaro pubblico da altre più profittevoli iniziative produttive. A seguito della conversione occorrerà molto denaro per concludere l’opera: capitale, cemento, fondamenta, pilastri, sabbia, mattonelle saranno impiegate per permettere al medesimo lotto comunale di produrre ALMENO lo stesso ammontare di ricavi che ora il camping già produce senza dover spendere un solo euro in più di costi. Conseguenza: danno ambientale inutile e antieconomico. Questo vale per qualunque attività economica che usi le risorse ambientali naturali come argomenti della propria funzione di profitto, compresa Santa Lucia 2.

    3) Alti costi di transizione nelle fasi di costruzione dell’albergo: quante stagioni perderemo in attesa di vedere arrivare i turisti in hotel? Dal momento in cui saranno iniziati gli scavi delle fondamenta fino all’innaugurazione dell’ albergo finito, Santa Lucia perderà per ogni anno di cantiere 1000 presenze giornaliere in alta stagione e con loro anche colazioni, pizze, gelati, servizi, caffè, bibite. Chi rifonderà i mancati guadagni delle stagioni turistiche bruciate a tutti gestori di locali pubblici di Santa Lucia che nel frattempo vedranno i loro incassi stagionali ridursi?

    Sin dall’inizio ho concentrato attenzione sul terreno pubblico di LA Mandragola pensando in termini di “credibilità” gli interventi promessi col PUC: 2 di questi progetti alberghieri sono poco probabili il terzo è poco credibile, sia dal punto di vista ambientale che economico. Le mie perplessità sono sempre le stesse e questo è il sunto dei miei interventi precedenti per quanto riguarda Santa Lucia.

  9. andrea cabras scrive:

    Una bella inchiesta giornalistica poco prima delle Regionali é proprio quello che ci vuole … complimenti anche al Comitato Santa Lucia.

  10. Antonella Tocco scrive:

    Gent.mo Sig. Salvatore Deiana,
    intanto Le do, personalmente, il benvenuto nel nostro sito.
    Sito che, oltre ad essere nato per dar voce a coloro che si battono per difendere la borgata di Santa Lucia da una enorme colata di cemento, è diventato un pubblico spazio nel quale le persone dibattono attivamente intorno ad un nuovo modello di sviluppo. Un modello di sviluppo alternativo, che concili il rispetto per l’identità dei luoghi e delle sue bellezze naturali, risorse infungibili, con la necessità di creare lavoro reale e dignitoso sul territorio e per il territorio.
    Questo spazio consente a tutti di esercitare il pieno diritto di cittadinanza, cosa che, già di per sé, costituisce una novità per il paese di Siniscola. Non crede, dunque Sig. Deiana, che questa partecipazione popolare rispetto alla gestione della cosa pubblica rappresenti un esercizio di democrazia?
    Lei ci accusa (non so se si riferisce ai soli membri del Comitato o a tutti coloro che ne sostengono la battaglia) di cadere in velleità di protagonismo e di trascurare le ragioni della parte avversa.
    Ho cercato, mi creda, di capire le motivazioni che hanno spinto la maggioranza che governa il paese di Siniscola a programmare per la borgata questo tipo di futuro urbanistico, ma non sono riuscita a trovare alcuna ragionevolezza in questa scelta. Anzi, di giorno in giorno mi convinco sempre più dell’effetto devastante che tale piano determinerebbe sul territorio e chi lo abita. Oggi più che mai è indispensabile insistere sul concetto di sviluppo sostenibile ed ecocompatibile, visti anche i disastri ambientali che si sono abbattuti su quei Comuni le cui scelte urbanistiche, effettuate in passato, hanno comportato il consumo irreversibile del territorio.
    Nell’unico confronto che abbiamo avuto con il Sindaco e l’Assessore all’Urbanistica, in occasione della trasmissione Buongiorno Regione, non ho, al contrario, percepito alcuna volontà di aprire un tavolo di discussione intorno allo sviluppo di Santa Lucia. Spero tuttavia di sbagliarmi e mi auguro che i nostri rappresentanti si dimostrino attenti e sensibili nei confronti delle legittime istanze dei cittadini che governano.
    Quanto poi al merito del suo intervento, mi trovo costretta a sottolineare che i dati che Lei fornisce sono enormemente sottostimati. Se leggesse con più attenzione i documenti ufficiali costituenti il PUC, si accorgerebbe che ha trascurato le superfici destinate alle infrastrutture, nonché quelle interessate dai servizi funzionali alle strutture ricettive. Afferma poi erroneamente che l’area G18, sulla quale è prevista la realizzazione della struttura alberghiera denominata Santa Lucia1, adiacente al Villaggio Pescatori, sia di proprietà privata, nonostante la proprietà di quest’ area sia, a tutt’oggi, interamente pubblica. Per finire, riguardo all’albergo insistente su terreno privato, ha scordato di dire che con delibera del giugno 2009, il Consiglio Comunale ha autorizzato una variante all’altezza della struttura da 7,50 metri a 9,50 metri e che il progetto della stessa struttura risulta attualmente bloccato da un provvedimento emanato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
    Anche alla luce di questi fatti, non so se a Lei sconosciuti oppure da Lei volutamente ignorati, La invito, ad esprimere un apporto fattivo alla discussione sul futuro sviluppo urbanistico del territorio e ad abbandonare, invece, gli atteggiamenti di acrimonia e sotteso insulto che hanno attraversato l’intero suo intervento.. Antonella Tocco membro del comitato Salviamo Santa Lucia

  11. Adriano Bomboi scrive:

    Cabras ha fatto bene a leggere anche lei il documento di Legambiente.

  12. andrea cabras scrive:

    CONTRADDIZZIONI .. AMBIENTALISTE! Ho aperto link al Documento di LEGAMBIENTE: Considerazioni PUC Siniscola

    Pagina 3. Al punto 1 si afferma:

    “All’interno delle estese aree private comprese TRA la pineta comunale E la SS 125 sembra accettabile la indicazione di prevedere solo la destinazione alberghiera e non quella residenziale.”
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    L’affermazione significa: “LE DESTINAZIONI RESIDENZIALI NON SONO MAI ACCETABILI _ QUELLE ALBERGHIERE SI PERCHE’ STANNO FUORI DELLA PINETA E NON OLTRE LA STRADA STATALE”

    Segue subito la CONTRADDIZZIONE:

    2. Nell’area comunale dove è attualmente ubicato il campeggio La Mandragola è prevista la riconversione da campeggio a struttura alberghiera di categoria elevata con una volumetria di 11000 metri cubi e la realizzazione di una strada di servizio. Senza entrare nel merito della scelta di trasformazione da campeggio ad albergo ma analizzando l’intervento dal punto di vista ambientale, la trasformazione di categoria ricettiva è ammissibile a patto di sottoporre a rigorosa valutazione di impatto ambientale le diverse tipologie costruttive realizzabili. In ogni caso deve essere garantito che tale insediamento alberghiero e la strada debbano inserirsi organicamente nella pineta cercando di non alterarne la continuità e conseguentemente il suo contributo alla tutela del sistema dunale.
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    L’affermazione significa: “NOI DI LEGAMBIANTE NON ENTRIAMO IN MERITO ALLA VALUTAZIONE DEL DANNO ECONOMICO CHE CONSEGUIRA’ ALLA CONVERSIONE DEL CAMPING COMUNALE IN HOTEL: CI LIMITIAMO INVECE AD OSSERVARE CHE SE ALTROVE NELLA PINETA LA CEMENTIFICAZIONE E’ UN MALE MA A LA MANDRAGOLA POTREBBE NON ESSERLO.”

    Quella PINETA di La Mandragola che sta sopra un SISTEMA DUNALE, segna l’inizio della Campagna di Riforestazione del 1935 alla quale parteciparono anche i miei bisnonni per questo è la più antica, alta e sana e questo lo dimostra che i pini di S’Ena e sa Chita son circa la metà meno vigorosi . Come mai tale tale repentino cambio di opinioni in merito alla CEMENTIFICAZIONE DELLE COSTE SARDE?
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    SENATORE FERRANTE, le sue e_mail in Senato e direzione Legambiente sono link bloccati, per cui ho inoltrato nuovamente le domande precedenti alla sua pagina personale: francescoferrante

    Agli occhi di tutti, lei rappresenta LEGAMBIENTE ITALIA. Soprattutto lei rappresenta l’Onorabile Senato della Repubblica Italiana. Le chiedo di darci risposte non solo in merito a quello a quello che noi faremo o meno sulla nostra terra, ma anche riguardo a questo documento contraddittorio, dove si afferma tutto e il contrario di tutto in poche righe. Cementicare NO, anzi forse SI?

    SENATORE DA LEI E DALLA LEGAMBIENTE ASPETTIAMO TUTTI UNA POSIZIONE COERENTE, CHIARA E UNIVOCA.

  13. Antonella Tocco scrive:

    A proposito di sviluppo sostenibile trascrivo uno stralcio delle dichiarazioni dell’Assessore all’Ambiente della Provincia di Nuoro (da un articolo pubblicato nella Nuova Sardegna il 14 ottobre 2oo9) quando parla del C.E.A. di Santa Lucia:
    “L’educazione all’ambiente e allo sviluppo sostenibile è una strategia messa in atto per facilitare il cambiamento attraverso al conoscenza, la consapevolezza, la capacità di azione responsabile e il coinvolgimento attivo della cittadinanza. Proprio ora che il cambiamento degli stili di vita è diventato una necessità se si vuole dare un degno futuro al pianeta e alle generazioni future, capire e tutelare l’ambiente è diventato uno strumento essenziale, di cui i Centri di Educazione Ambientale sono da annoverare tra i veicoli più prestigiosi”.
    In un altro articolo del 4 novembre 2009, pubblicato sempre nella Nuova Sardegna, si parla ancora di educazione ambientale e sviluppo sostenbile e dei prestigiosi riconoscimenti dei responsabili della società Lea Hydromantes di Santa Lucia. In questo stesso articolo l’Assessore dichiara come l’ambiente sia “la risorsa più importante per il futuro”.

    Come cittadina di Siniscola non posso che condividere quanto dichiarato dall’Assessore a cui chiedo, visto che riveste un ruolo istituzionale così importante, la coerenza tra il pensiero espresso e gli interventi che riguardano la borgata. Io penso sia più che mai opportuno pensare a un modello di sviluppo alternativo che abbia rispetto allo stesso tempo dell’identità del luogo e delle sue risorse ambientali. Perchè non pensare Santa Lucia come un vero laboratorio ambientale?

  14. GraziellaTocco scrive:

    Mi chiamo Graziella Tocco e faccio parte del comitato Salviamo Santa Lucia.
    Come cittadina di Siniscola sono interessata al futuro del mio paese, ma soprattutto lo sono come mamma. Sono nata a Santa Lucia, ma come tante altre persone sono dovuta andare a vivere a Siniscola.
    Appena trovo il tempo, e soprattutto nella bella stagione, porto i miei tre bambini a Santa Lucia dai nonni dove, nella pineta del villaggio, possono finalmente sentirsi liberi di giocare.
    Oggi combatto perchè al posto della pineta non sorgano alberghi e parcheggi, perchè ai miei e a tutti i bambini questo diritto non sia negato e perchè Santa Lucia rimanga sempre un grande parco a misura di bambino.
    Perchè per i miei bambini questa è l’unica vacanza.

  15. Ida Careddu 10 anni scrive:

    Ogni anno eseguiamo attività per rispettare l’ambiente (noi, il bosco, il mare): questo ci insegnano a scuola. E invece voi?……

    Ida Careddu 10 anni – Olbia-

  16. Antonello Manca scrive:

    Leggere che oggi 9 Ottobre la petizione raggiunge sul sito 500 interventi, oltre quelli finora raccolti con le firme cartacee e su altri blog mi conferma che, se mai qualcuno avesse avuto dubbi, non siamo “pacos, locos e malunidos”.
    Credo quindi sia doveroso ringraziare di cuore tutti gli amici che hanno voluto manifestare in questo modo il loro dissenso sull’ operato dell’ Amministrazione Comunale e delle altre Amministrazioni che ne hanno avvallato, in modo a mio avviso molto discutibile, le scelte operative.
    Grazie al nostro amore per il borgo e la sua conservazione abbiamo avuto modo di conoscerci, rispettarci e promuovere questa avventura.
    Ma credo che questo sia prima di tutto un dovere per restituire a questo posto meraviglioso e ai suoi abitanti tutto ciò di cui fin’ ora abbiamo potuto godere.
    Ognuno di noi è consapevole che quello che sta succedendo non finirà dall’ oggi al domani perché gli interessi in gioco sono veramente tanti e la presa non verrà mollata facilmente.
    Per questo è necessario che ciò che abbiamo portato avanti fino a oggi non venga mai sottovalutato e che, anzi, venga considerato sempre uno strumento dinamico.
    Per chi ancora mi si rivolge come se fossimo “un freno allo sviluppo delle attività di supporto alla crescita della comunità locale” ribadisco, e spero per l’ ultima volta, che esistono molteplici alternative territoriali, meno impattanti sull’ ambiente e probabilmente di più facile ed economica realizzazione.
    Mio padre, uomo saggio e grande amante del borgo, mi raccontò un giorno un aneddoto:
    In passato, quando una popolazione non condivideva le scelte effettuate da chi li amministrava, cercava un adeguato numero di asini, metteva in groppa i maldestri amministratori e in mesto corteo li accompagnava alla periferia del paese assicurandosi che questi, una volta abbandonato l’ animale proseguissero a piedi per la loro strada.
    E’ capitato che talvolta non si riuscisse a reperire tanti asini quanti erano gli amministratori da allontanare. Qualcuno suggerì di effettuare più viaggi ma qualcun altro, più fine nel ragionamento, propose di far salire alternativamente un amministratore a cabaddu corona di un altro amministratore di modo tale che gli asini fossero in numero adeguato agli amministratori (con evidente interscambio dei ruoli).
    Ovviamente non voglio offendere in nessun modo gli asini (quelli veri) che anzi riscuotono il mio rispetto e simpatia in quanto grandi lavoratori, non opportunisti e poco voraci.
    Se mai comunque si arriverà a tanto, agli accompagnatori chiedo soltanto una cortesia: assicuratevi che una volta che il gruppo arriva alla periferia prenda, allontanandosi, una direzione dove non esistano boschi, pinete, o piccoli borghi che siano appetibili fonti di scambio.
    Antonello MANCA

  17. Gavino ®icci scrive:

    “Gli sbagli più disastrosi sono sempre stati fatti da maggioranze”
    Non sbaglio se dico che a Siniscola il 53% dei cittadini hanno votato Cappellacci, condannando quei luoghi allo sfruttamento e conseguente definitiva distruzione di un patrimonio non rinnovabile.
    La maggioranza vince? In politica politica vince chi viene eletto, la maggioranza ha sempre pagato e continuerà a pagare sempre di più per le scelte scellerate degli eletti.
    Ma se è vero che il 68,7% dei cittadini si informa e decide chi votare dai telegiornali, è vero anche che quei telegiornali nascondono molte cose che potrebbero far cambiare idea a molti……

  18. Valentina Porcu scrive:

    “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano é quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.” Peppino Impastato

  19. gianni piccirillo scrive:

    gli alberghi li faranno. ne sono sicuro.
    allora, già li immagino … copieranno dai modelli architettonici proposti “in costa”, falsi, tutti.
    da porto rotondo in poi si è proposta una falsa tipologia montana a pochi passi dal mare, con tanto di placcaggio in granito alle pareti e tetti a falde, con prati verdi che arrivano sino al mare, porticati sorretti da monoliti sempre in granito e da altri particolari architettonici che nulla, ma proprio nulla hanno a che fare con quanto, lungo quasi tutto l’arco del mediterraneo, caratterizza l’architettura costiera.
    la mura intonacate di bianco a calce? i pergolati di vite? i tetti piani praticabili? non ri/proposti forse perché appartenenti una architettura povera, di pescatori.
    e quel falso modello proposto ai ricchi è diventato modello anche per quanto si andava a progettare nel resto dell’isola, il modello è stato copiato.
    se lo fanno i ricchi vuol dire che è bello, no?
    mi viene alla mente il celebre quadro di marcel duchamp, grande provocatore dadaista, intitolato h.o.o.q (ella ha caldo al culo) del 1916. certamente ricordi monna lisa con baffi e pizzetto. marcel, da par suo, ha messo alla berlina tutti i superficiali e i ben/pensanti. mi sembra di sentirlo: ”tu dici che manna lisa è un capolavoro solo perché ti dicono che è un capolavoro? e allora eccoti una nuova versione, e credici alla sua bellezza: è esposta in un museo!”

    sulla pineta e il taglio di tot alberi non mi esprimo più di tanto.
    se sensibilità ambientale la si ha o no attiene alla coscienza di ciascuno di noi. anche a quella dei politici.
    (una buona scusa potrebbe essere che i pini producono pece che poi cade sulla vernice della auto e il nicche-nicche (dicono a Firenze) della domenica termina con bestemmie e quant’altro. meglio tagliare, no?)
    so solo che il controllore mi dice, per la mia casa al mare, che occorre il permesso della forestale se devo tagliare anche solo un vecchio albero. tu mi dici che a cadere sono decine di alberi.
    e magari a far tagliare oggi sono gli stessi che poi danno dei guanti, un sacchetto di plastica e un berretto ai bambini e gli dicono di pulire per imparare a rispettare l’ambiente. boh boh …

    avrei anche qualcosa da dire sui tempi della politica. Il puc è stato approvato il 27 luglio e pubblicato intorno al dieci di agosto, quando il buon padre di famiglia, che ha trenta gg di tempo per dir la sua, può farlo solo marginalmente, perché anche gli avvocati e i tecnici sono in ferie. giustamente, come chiunque.
    quale che sia la motivazione politica che è a monte, ti pare un’azione, come dire … trasparente?

    leggo dalla nuova sardegna del 30/09/20029 quanto dicono il Sig. Pau e il Sig. Floris, che non conosco: «prendiamo atto della nascita del sedicente comitato composto da anonimi in quanto non è dato sapere chi lo rappresenta – incalzano – speriamo almeno che siano siniscolesi e non personaggi che strumentalizzano nobili fini per tutelare interessi propri.”

    questa nota la firmo io, con il mio nome, io che sardo lo sono solo di adozione.
    mia moglie e mio figlio sono sardi dalla nascita. e a santa lucia ci andiamo spesso, anche a fare pic-nic.

    se il mio fine è, per loro ammissione, nobile ed è opposto al loro, … il loro, per l’appunto?

    gianni piccirillo, nùoro.

  20. Michele Cianci scrive:

    Concetti esposti con tale semplicità e nel contempo in modo professionale e attento che forse anche i nostri amministratori sarebbero in grado di comprendere. Riempie comunque di gioia e tenacia il fatto che questa inverosimile situazione creatasi abbia messo in luce l’amore per S.Lucia unendo cosi tante persone.

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