{ giovedì, 12 novembre 2009 }

Un interessante e lucido articolo

Un interessante e lucido articolo a firma dell’architetto Angela Maria Lai di Nuoro, apparso sulla Nuova Sardegna di oggi, 12 Novembre 2009, che chiarisce in modo autorevole il punto di vista, non esclusivo del Comitato Salviamo Santa Lucia, di tutti gli estimatori e i fruitori del borgo, che non sono una minoranza.
L’autorevolezza dell’articolo si pone sullo stesso piano della dialettica, estremamente comprensibile ai più e ben distante dalle ambiguità e dall’impegno particolaristico riscontrabile negli ultimi giorni nelle posizioni di Legambiente, la più grande e per nostra fortuna non unica associazione ambientalista italiana.
L’articolo è anche scaricabile in formato pdf e si può ritrovare all’interno della sezione Rassegna stampa.

Se dovessi immaginare un logo per Santa Lucia, uno stemma che ne raffiguri le caratteristiche salienti, non avrei dubbi: la torre cinquecentesca e la pineta. La torre perché è primadonna assoluta e segno architettonico forte, mentre la pineta, impiantata in epoca fascista per la salvaguardia ed il mantenimento della fascia costiera, è protagonista a pieno titolo della fisionomia storico-paesaggistica di Santa Lucia ed elemento integrante «sine qua non», dell’aspetto attraente e tipico che questo borgo di pescatori ha assunto. Perché mai si dovrebbero costruire a Santa Lucia elle strutture alberghiere, sacrificando, anche se parzialmente, la pineta?
Certo, c’è a monte un Piano urbanistico comunale con precisa destinazione d’uso di quelle aree, decollato già una decina d’anni fa e giunto in porto nel luglio di quest’anno. Osservazioni e obiezioni in proposito, da muovere nei tempi previsti, forse insufficienti o assenti.
Ma è andata crescendo, ora, una ferma volontà popolare, che travalica i confini comunali e che si oppone a questo scempio, costituitasi in comitato spontaneo che si è attivato raccogliendo migliaia di firme.
Gli amministratori non possono non tenerne conto, pena impopolarità e bocciatura elettorale.
Si obietterà che esiste un comitato di segno opposto a quello del “Salviamo Santa Lucia”, favorevole all’edificazione alberghiera. È il caso di chiedersi allora, con lucidità, il cui prodest dell’operazione: da un lato il vantaggio per pochi, pochissimi privati; dall’altro un sottrarre un bene importante alla collettività: la pineta, appunto, non solo nei termini ambientali e storici già detti, ma sicuramente anche economici, con prevedibile ricaduta negativa sull’economia diffusa.
Sarebbe opportuno non trascurare, oltretutto, che gli estimatori-fruitori di Santa Lucia, prediligono questa località proprio perché tranquillo villaggio di pescatori immerso nel verde e nella pace e così lontano da modelli di località turistiche più appariscenti, ma poco consoni alla vocazione del territorio. Modelli che si configurano generalmente come enclaves culturali, e si rapportano col territorio in termini di consumo e rapina.
Gli estimatori di Santa Lucia sono, insomma, una sorta di èlite autoselezionata dalla ricerca del semplice e autentico, dell’alternativo e del naturalistico, che rifugge l’apparire ed il fragore discotecaro. Il valore affettivo dei luoghi non è contemplato tra gli indicatori economici, ma ha tuttavia un peso significativo nell’orientarli.
L’albergo, come tipologia edilizia, è un corpo estraneo, dentro l’abitato di Santa Lucia. Magari da ubicare al di fuori del villaggio attuale, se proprio gli alberghi non si vuole fare a meno e se in contesti come Santa Lucia questa è davvero una forma di edilizia turistica utilmente proponibile, in tempi in cui l’utenza, decimata dalla crisi, preferisce rivolgersi a più economici ed interessanti “bed and breakfast”, anziché ad omologati ed indifferenziati alberghi. Nessuna delibera, infine, è scritta sulle “tavole della legge”, ed una variante al PUC è sempre possibile, se c’è la volontà degli amministratori. Perciò confidiamo nella loro sensibilità nel cogliere gli umori della gente ed il mutare delle esigenze, che non possono essere le stesse di dieci anni fa, ma si evolvono sotto il profilo economico, culturale e, fortunatamente, di maggiore attenzione al territorio.

Angela Maria Lai
Architetto . Nuoro

La Nuova Sardegna . 12.11.2009

4 Commenti
  1. andrea cabras scrive:

    E qui casca il PUC. Ecco la sintesi delle ottime rassicurazioni avute ieri per bocca del Presidente Renato Soru e del Consigliere Gian Valerio Sanna. Il PUC di Siniscola è un atto unilaterale che non ha speranza di essere approvato in Regione perché se lo fosse sarebbe illegittimo. Il tema di ieri in Sala Consiliare di Orosei, era il Piano Casa e la tutela ambientale dei territori. Con questa disposizione che ci strizza l’occhio per offrirci una veranda o uno sgabuzzino nuovo, le grandi immobiliari proprietarie dei mega siti residenziali sottocosta sperano di ottenere un processo di cementificazione inedito: “l’edilizia per gemmazione”. 25 % di cubatura in più col “Piano Casa”, significa una stanza in più per un tri-locale di 100 metri quadri, ed una villetta a schiera in più ogni quattro villette nei residence che affollano le coste sarde a meno di 300 metri dal bagnasciuga.

    Molti Beni pubblici di inestimabile importanza nella formazione del reddito delle nostre famiglie come spiagge, foreste, arenili, foci, ambienti palustri e marini sono messi in pericolo in nome di una poco limpida procedura d’urgenza che vorrebbe rilanciare un settore (l’edilizia) che a ben vedere si sviluppa in Sardegna ad un tasso di crescita più che doppio rispetto al resto d’Italia.

    I contenuti del discorso del Presidente Soru erano questi: non c’é alcuna ragione di invocare la deroga delle norme che tutelano il paesaggio sardo per dar luogo alla cementificazione selvaggia, perché non esite al momento in regione alcuna crisi di sistema nell’edilizia sarda dimostrabile con dati certi ed inconfutabili. Sicuramente esistono lavoratori e famiglie come anche impresari edili che hanno avuto problemi finanziari ed economici e che necessitano di particolare sostegno ed attenzioni da parte della politica, tuttavia, guardando al settore in termini macroeconomici la dichiarazione di stato d’urgenza é inconsistente come un miraggio: non si va contro la costituzione italiana per tentare di svendere all’asta la bellezza e la redditività futura della nostra promettente industria turistica.

    Da parte mia, nel caso particolare di Santa Lucia di Siniscola poi é stato evidenziato, un caso che esemplifica le argomentazioni mostrando come non vi sia alcuna ragione economica di invocare lo stato di urgenza per tentare con una deroga ai principi generali del PPR, la conversione di un campeggio comunale che nel rispetto di tutte le cautele ambientali prospera in un ambito paesaggistico prioritario fornendo dignitosa remunerazione ad un cooperativa di 9 famiglie sarde ed una decina di lavoratori ed assicurando il reddito di tante piccole attività economiche collaterali. In quel sito non solo non c’é nessuno stato di urgenza dimostrabile per sostituire un’attività economica già avviata con un Hotel di 11 mila metri cubi e 10 metri di altezza anche perché esiste una specifica modellizzazione economica quantitativa che oggettivamente dimostra che operazioni di questo tipo non solo non producono il rilancio sperato ma creano danni puntualmente misurabili in forma di diseconomie di scala, cancellazione dei redditi, duplicazione dei costi, inefficienza allocativa nel processo di attribuzione di risorse pubbliche e private.

    La stessa Unione Europea ha avviato la sua procedura di urgenza due giorni dopo la comunicazione della messa a repentaglio delle coste sarde, come ci ha riferito il consigliere regionale Sanna. Come tutti possono notare la tutela dell’ambiente, della nostra salute e della nostra identità non sono argomenti di destra o di sinistra: questa è la nostra terra, ecco l’ideale che ci accomuna tutti, per cui con tutte le consonanti che ci hanno reso familiari i discorsi di ieri, il tema che è stato trattato e ci interessava ascoltare era questo e non un altro. Viva la Sardegna!

  2. andrea cabras scrive:

    Nel pensiero dell’arch. Lai ritrovo i concetti chiave hanno occupato la mia attività di ricerca sull’urbanizzazione delle coste sarde per finalità turistiche: valore economico dell’identità dei paesaggi urbani e naturali, ottimizzazione del processo di estrazione del valore economico della bellezza paesaggistica ed architettonica nei processi di urbanizzazione per finalità turistiche. Un abile artista può trasformare tela da pittura vuota in un’opera d’arte quotabile milioni di euro usando i medesimi colori e pennelli che produrrebbero un’emerita crosta nelle mani di un pittore mediocre e senza gusto. Ugualmente il bello e il brutto paesaggistico sono valori economici in se, la tela è il territorio, il colore l’autorità pubblica che decide le sorti urbanistiche dei territori, il pittore gli investitori pubblici e privati che finanziano il settore immobiliare turistico. Nelle arti figurative la replicabilità di un opera ne riduce il valore intrinseco: allo stesso modo nei processi urbanistici gli eccessi di offerta ricettiva riducono le rendite o i profitti estraibili nel relativo settore. Quando l’economia usa il fattore terra come argomento della funzione dei profitti attiva leggi matematiche, precise e spietate: un pascolo non può sopportare più di un certo numero di armenti, esagerando le vacche faranno latte magro e il formaggio sarà di bassa qualità; le vacche varranno meno denaro e così i derivati economici del loro allevamento. Quando si pensa alle terre edificabili o al numero dei posti letto di un albergo le cose non cambiano, poiché la terra edificabile, come gli indici architettonici sono fattori della produzione immobiliare che vengono resi più o meno scarsi con una delibera attinente una normativa urbanistica. L’economia politica con le sue leggi cieche e sorde però vuole sempre la sua parte: se i posti letto saranno pochi si farà un investimento sub-ottimale se saranno troppi si svaluteranno e si dovranno ridurre i prezzi. In entrambe i casi il risultato è una perdita di denaro. Dimensionare le strutture ricettive è importante dal punto quantitativo, mentre il valore intrinseco che il bello e il brutto hanno in se regola la qualità dell’offerta turistica. Purtroppo

    Come si può intuire non è mai sufficiente limitarsi a meri calcoli geometrici, per assicurarsi lo sviluppo o la crescita economica e non far danni. Gli anni sessanta e il turismo di massa sono modernariato. Nei processi di urbanizzazione delle coste allora non è più sufficiente domandarsi a quanti metri di altezza si stagli l’edificio più alto del circondario per decidere come dimensionare un’eventuale offerta ricettiva turistica. Se gli indici architettonici lo permettono non è affatto detto che l’economia avvali supinamente la scelta: non sempre é conveniente riempire tutto lo spazio disponibile o concesso dalle possibilità urbanistiche. La rendita immobiliare di una villa come la capacità di generare profitto di un albergo dipendono sempre e comunque dall’ottimalità delle scelte di dimensionamento urbanistico: troppe stanze sono un male, poche anche. Troppe case sono un male, poche anche. Alla fine della fiera un lussuoso resort con tre suite collocato in mezzo a due camping vale più o meno denaro di un Rally Ristoro da 500 posti? Dipende da scelte di dimensionamento e localizzazione geografica; dalla bellezza intrinseca delle architetture circostanti e dallo stato di conservazione degli ambienti naturali, non da ultimo dal suo apparire architettonico. Quando vado al teatro scopro che i posti con le vedute migliori e più suggestive generalmente costano di più: perché? Perché la bellezza di una veduta ha un valore economico che può essere quantificato. Quanto vale la Gioconda? Una cifra inestimabile? E’ irriproducibile e bellissima. Un luogo non è diverso da un quadro, come ci ricorda la disciplina paesaggistica del Codice Urbani riferita all’articolo 9 della nostra Costituzione: se la sua bellezza si svaluta a causa di un’eccessiva e orrenda ed omologante antropizzazione, anche i redditi da esso estraibili in forma di profitti, salari, rendite, saranno svalutati. L’identità dei territori ,soprattutto, ha un valore, che si esprime tramite di un concetto economico: l’elasticità di sostituzione della domanda turistica. Supponiamo che a causa di scelte architettoniche e paesaggistiche e di offerta turistica omologanti rendano Santa Lucia equivalente a Budoni, a Cala Liberotto o la Caletta sarà per il turista medio. Cosa accadrebbe? Avremo sicuramente un effetto concorrenza negativo sul territorio, che si ripercuoterà in tutto il comparto alberghiero: non solo a Santa Lucia. L’identità architettonica e paesaggistica vale denaro, differenzia l’offerta turistica, accresce le rendite di posizionamento geografico e costituisce una posizione dominante insormontabile per i competitori e i potenziali entranti, é un vantaggio comparato nei confronti dell’estero. Pensare Santa Lucia come Sharm el Sheik è un pessimo affare, e chi pensa che questi argomentazioni che ho fatto, sul bello e il brutto, non siano riassumibili in un modello matematico con dati e risultati numerici non ha chiaro quanto e come l’economia politica abbia affinato i suoi strumenti dottrinali e matematici con la ricerca e la sperimentazione empirica, durante la crisi immobiliare che ha colpito la finanza e le borse mondiali negli ultimi tre anni.

  3. Antonello Manca scrive:

    Ringrazio anche io Angela per il suo articolo sulla stampa locale.
    Evidentemente anche lei, da abituale frequentatrice e amante del Borgo, ritiene che la trasformazione prevista sia “reversibile” e che quindi, relativamente alle strutture alberghiere, il PUC possa essere rivisto. Se Santa Lucia è la bomboniera che oggi tutti conosciamo (e ne godiamo) è proprio perchè chi la vive abitualmente e chi solo nei mesi estivi evidentemente condividono uno stile di vita lontano da quello che gli alberghi porterebbero.
    Le esigenze nel tempo cambiano, e per fortuna cambiano anche le persone.
    Grazie ancora – Antonello

  4. Antonella Tocco scrive:

    Grazie, architetto.
    Grazie per aver espresso il Suo pensiero con chiarezza, coraggio e libertà…

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